martedì 12 maggio 2009

Le trivelle della Po Valley distruggeranno le più antiche tracce della Preistoria

La Valle del Curone racchiude i segreti e le testimonianze umane più remote sinora scoperte in Lombardia. Qui è la genesi dell'operosità e dell'ingegno dei brianzoli. Durante le campagne di scavi condotte dall'Università di Milano, dal Prof. Cremaschi del CNR e dal Museo di Como, sono state rinvenute tracce inequivocabili di insediamenti di popolazioni paleolitiche. Alcuni strumenti in pietra sono esposti al museo archeologico 'P. Giovio' di Como con l'indicazione della provenienza: Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, Merate – Lecco. I più antichi provengono esattamente da Barbabella di Bagaggera: in questa località, ubicata ai margini di un antico bacino lacustre, sono stati infatti rinvenuti due livelli archeologici datati, con il metodo della termoluminescenza, rispettivamente a 60.500 e 35.000 anni fa, con resti di focolari e concentrazioni di manufatti in selce. Questa pietra silicea, molto dura e facilmente scheggiabile, era la principale materia prima usata per la realizzazione di utensili. La presenza umana in epoca preistorica nella Valle del Curone è correlata appunto allo sfruttamento di giacimenti di selce e alla relativa attività di scheggiatura. I reperti litici rinvenuti presentano differenze di tipologia e frequenza sul terreno. Sparsi manufatti a litotecnica (schegge ritoccate, denticolati, grattatoi, nuclei, ecc) e concentrazioni ben localizzate fanno supporre siti sepolti, che potrebbero essere oggetto di ulteriori indagini stratigrafiche.
La caratteristica morfologica della Valle del Curone, racchiusa nel crinale che unisce Montevecchia a Lissolo, ha preservato l'area dall'ultima glaciazione würmiana, che ricopriva il resto del territorio. In quest'isola felice, culla della civiltà lombarda, si insediarono i primi gruppi umani, protetti dall'invasione delle lingue del ghiacciaio abduano. Questa condizione, unica nel territorio lariano, consente di effettuare sia ricerche sulle antiche fasi di popolamento, sia indagini paleobotaniche.
Le analisi condotte dal Dott. Lanfredo Castelletti del Museo Giovio di Como hanno ricostruito l'immagine del più lontano passato. In un letto di sabbia azzurrognola, sul fondo della cava di argilla di Barbabella, attività abbandonata da decenni, sono stati trovati resti di giganteschi tronchi d'abete bianco, datati a ben 700.000 anni fa. La Preistoria è il punto di partenza del lungo processo evolutivo degli insediamenti umani in questo territorio. Le numerose testimonianze di epoche successive, gli embrici della fornace romana rinvenuti a Malnido, sono le antiche tracce della nostra civiltà. La firma del ministro Scajola ha spianato la strada alla Po Valley che, a colpi di trivella, distruggerà il nostro passato e un'area naturalistica di assoluto rilievo. Immaginiamoci poi cosa ci riserverà il futuro in termini di impatto ambientale, vivibilità, traffico e inquinamento.
Per visualizzare i luoghi interessati: www.camminabrianza.com/strapagnano
Marisa Viganò
P.S. Da parte di Giovanni Zardoni: qui trovate tutto il materiale relativo:
http://www.parcocurone.it/files/archeologia/Martino_conferenza_03-06-08_Montevecchia.pdf

8 commenti:

  1. Carissimi,
    ho sentito questa mattina alla radio la notizia: sconvolgente!
    Occorre cercare il più ampio coinvolgimento popolare contro questo ulteriore sfruttamento del nostro territorio e continuare con la massima forza per contrastarlo.

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  2. Mi piacerebbe vedere la faccia dello Scajola, se decidessero di piantare un piattaforma petrolifera al largo della sua amata Imperia.

    Invece di lavorare su una economia realmente sostenibile, e su la valorizzazione del turismo di prossimità, andiamo a inseguire pochi barili di petrolio che nulla cambieranno alle tasche degli italiani, ma segneranno irrimediabilmente la fine di una economia del territorio basata sul turismo sostenibile, agrituristico, eccetera, eccetera, eccetera.

    A chi andranno i profitti di una operazione del genere? A una società australiana, che non lascerà nulla al territorio, salvo fanghi petroliferi in quantità industriale.

    Ma poi, il metodo: i Parchi non servono davvero a nulla, dunque? Mi piacerebbe sentire la Brambilla, o il candidato provinciale forzista, cosa ne pensa in merito, visto che vedeva la brianza al centro del suo programma, a suo dire "ingiustamente trascurata". Se queste sono le "attenzioni" del suo compagno di partito Scajola, degli amici mi guardi Iddio...

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  3. Tutto ciò è angosciante e pazzesco. Se venissero realizzati questi pozzi sarebbe la fine del Parco e dell'ultima area verde della Brianza.
    Occorre che la cosa arrivi alle orecchie di più gente possibile, anche a livello nazionale!

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  4. Come al solito in Italia il panico dilaga a causa della disinformazione. Tutti i signori angosciati e sconvolti dovrebbero sapere che la prima attivita' di campo consiste nel cosiddetto " exploration well" (in pratica un buco nel suolo con impatti ambientali limitati)il quale ha come unico obiettivo quello di capire se effettivamente sono presenti idrocarburi ed eventualmente quantificarli per poi confermare l'effettivo beneficio economico dello sfruttamento della riserva. La seconda fase e' il "development well" cioe' lo sviluppo e costruzione del pozzo che precede la fase di produzione vera e propria di petrolio e/o gas)"production well". La stampa parla subito di impianti di trivellazione mostruosi e giganteschi : "con tralicci e trivelle alte decine di metri installate in boschi secolari" (aiuto!!! si salvi chi puo'!!) (corriere della sera del 14 Maggio); in realta' lo sviluppo tecnologico in campo petrolifero ha portato all'utilizzo di impianti di trivellazione mobili completamente automatizzati che occupano un' area estremamente limitata di 70X80 m con sistemi di trattamento fanghi di perforazione (unico vero significativo impatto ambientale) integrati ad ogni componente dell'impianto per prevenire qualsiasi iinquinamento del suolo. Comunque per concludere e senza dilungarmi troppo, se le stimate risorse di idrocarburi non sono sufficienti a giustificare i costi di produzione, il pozzo esplorativo viene abbandonato e tutte le vostre amate tracce della preistoria non verranno nemmeno sfiorate.

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  5. Caro anonimo qui non c'è disinformazione: qui non si vuole neanche il pozzo esplorativo, lo riteniamo una cosa folle!

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  6. "se le stimate risorse di idrocarburi non sono sufficienti a giustificare i costi di produzione, il pozzo esplorativo viene abbandonato e tutte le vostre amate tracce della preistoria non verranno nemmeno sfiorate."

    ah beh. allora si che possiamo stare sereni.
    complimenti sinceri per la sua grande umanità.

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  7. Giorgio Allegretto18 maggio 2009 17:31

    Vorrei rispondere all'"Anonimo" di prima - il quale, mostrandosi molto afferrato sulle tecniche di esplorazione, lascia presupporre di essere "del settore" - che stiamo parlando di una zona protetta, una delle ultime in questo territorio che è tra i più densamente popolati d'Europa. Un'oasi così, per chi ci vive e se la gode appena può, ha un valore inestimabile. La valutazione costi-benefici del vostro business plan non prende in considerazione tali "costi"...dato che vengono fatti gravare sulla collettività!

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  8. Bravo Giorgio!
    L'anonimo non ha capito nulla! Come tra l'altro nessun personaggio che conta riuscirà mai a capire quanto sia importante per la gente avere degli spazi verdi ancora così belli.
    Cosa istituiscono a fare parchi regionali se poi in un attimo si può cambiare la legge?
    Le ultime di oggi dicono che in parlamento hanno respinto la mozione dando il via libera alla ricerca. :(

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